venerdì 11 marzo 2011

Diritto irrinunciabile

Autodeterminazione di un popolo
Il Parlamento di Catalogna ha definito irrinunciabile il diritto all'autodeterminazione del popolo catalano. Non era la prima volta, ma quest'ultima mozione si è votata in un momento interessante. 
L'occasione era l'appoggio al referendum autogestito previsto per il 10 aprile, organizzato da Barcelona Decideix, un gruppo di associazioni di base.
Già dal 2009, dopo una prima esperienza epica ad Arenys de Munt, in tutte le città e paesi catalani si organizzano consultazioni con lo stesso quesito: vuoi che la Catalogna diventi uno stato indipendente, democratico e sociale integrato nell'Unione europea”. L'obiettivo è dimostrare che la maggioranza della popolazione sarebbe disposta a partecipare ad un eventuale referendum ufficiale. La costituzione non ammette consultazioni referendarie di questo tipo, ma la Spagna nel 1977 ha anche ratificato il Patto internazionale sui diritti civili e politici della UE che, all'articolo 1 dice: "Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. Nell'ambito di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale ".
Momento storico interessante
Proviamo a elencare i motivi d'interesse di questo periodo: anzitutto la proposta in parlamento è stata formulata da un nuovo gruppo di recente elezione, Solidarietà Catalana per l'Indipendenza, che ha come unico obiettivo la costituzione di uno stato proprio, integrato nell'Unione Europea. Singolare il fatto che intorno a questo testo si siano riuniti partiti abbastanza lontani fra loro, come ERC, Esquerra Republicana de Catalunya e soprattutto CIU, il partito di maggioranza relativa, cui appartiene anche Artur Mas. Interessante anche sapere che i socialisti e i popolari hanno votato contro.
Tutto questo accade in un momento che vede una situazione economica che non migliora, i rapporti con lo stato centrale peggiorano, e all'orizzonte si profila la riconquista del governo spagnolo da parte dei Popolari.
Sono passati solo sei mesi dalla manifestazione di protesta contro la sentenza del Tribunale Costituzionale spagnolo di più un milione di persone e, se è vero che al momento di votare i catalani hanno tenuto i piedi per terra, non può passare inosservato che i partiti di matrice catalana cominciano a trovare punti di accordo comune. 
Fuori dal parlamento ma non dalla politica, a fine novembre è uscito ARA, un nuovo giornale multimedia in catalano, e dal maggio prossimo lo storico giornale catalano in lingua spagnola LA VANGUARDIA uscirà anche in edizione catalana.
Alcuni dicono che dai momenti di crisi nascono nuove idee e, anche se spesso si tratta di un luogo comune, stavolta siamo d'accordo.







domenica 27 febbraio 2011

I simboli danno ancora fastidio

Una domenica di fine febbraio piena di sole, in mezzo ai turisti e ai barcellonesi a passeggio sulla salita del Palau Nacional, sede del MNAC, si è finalmente inaugurata la ricostruzione del monumento delle 4 colonne di Puig i Cadafalch.
Era stato abbattuto solo per essere simbolo di identità catalana, da Miguel Primo de Rivera nel 1928 che, come tutti i dittatori, credeva di piegare un popolo con la forza delle armi e con la distruzione dei suoi simboli.
Oggi possiamo dire che non ce l'hanno fatta. Lui, Francisco Franco, e nemmeno - giusto trent'anni fa nel 1981 - il colonnello Tejero che entró sparando nell'aula parlamentare de Las Cortes di Madrid.
La storia è stata crudele ed ha lasciato sul terreno molti morti ma alla fine ha prevalso la democrazia.
Per questo non si riesce a capire il motivo di tante difficoltà, distinguo, opinioni discrepanti. Dopo che tutte le difficoltà sembravano superate, al momento di decidere la dedica proposta dalle associazioni, che indicava le colonne come "memoria dei patrioti catalani di tutti i tempi", il comune di Barcellona ha glissato sui martiri scrivendo sulla base di una delle colonne: "Restituzione, come atto di memoria storica, delle quattro colonne demolite dalla dittatura nel 1928 per il loro carattere di simbolo di Catalogna".
A questa celebrazione c'eravamo anche noi.
C'era festa, con la Coral Sant Jordi, i Castellers di Barcelona, ma c'era qualcosa che non andava, un certo disagio.
Il sindaco Hereu fischiato, anche se educatamente.
Le associazioni che hanno protestato, anche se educatamente.
Il pubblico presente gridava "independencia", educatamente.
L'impressione rimasta è un po' amara, cerimonia austera o fredda?
Non sarà, per caso, che i simboli diano ancora fastidio a qualcuno?
Noi pensiamo di si












.