domenica 17 aprile 2011
Ottantamila in piazza contro Camps e a favore di TV3
Secondo ACPV, Acció Cultural del País Valencià erano ottantamila. Si sono concentrati ieri a València con il motto 'Sí a TV3, sí a la llengua, sí a la transparència' .
'erano Carles Santos a dirigere una banda musicale e diverse personalità catalane e valenciane. Dopo quattro anni che si era ritirato dalle scene, il popolarissimo cantautore Lluís Llach si è offerto di cantare per la manifestazione e le autorità della città non hanno concesso l'uso di spazi pubblici costringendo gli organizzatori a farlo cantare sopra il rimorchio di un camion.
Il governo valenciano, come noto, è in mano al pluriindagato Francisco Camps, e combatte con decisione le emissioni della catena pubblica catalana Tv3 solo perchè diffondono nella lingua di una buona parte dei valenciani, programmi di tutti i tipi. Dato che la politica linguistica del Partito Popolare in questa comunità autonoma è ben diversa da quella della Catalogna, hanno combattuto e vinto tutti i tentativi di tener aperti dei ripetitori con il risultato che Tv3 e tutti i suoi canali, come Canal33 e la tele per bambini CANAL SUPER3, nel País Valencià, non si possono vedere. Nel 2011, in uno stato come la Spagna. Difficile da credere, ma vero. http://www.vilaweb.cat/noticia/3874892/20110417/llach-canta-pais-valencia-llibertat-dexpressio.html
mercoledì 13 aprile 2011
La Catalogna ha deciso: un referendum si può fare
257.645 Votanti fanno di Barcellona la capitale del “Dret de decidir”.
La capitale catalana rompe il tabú sul fatto che le grandi città siano terreno difficile per un referendum indipendentista.
La capitale catalana rompe il tabú sul fatto che le grandi città siano terreno difficile per un referendum indipendentista.
Più di settemila volontari hanno assicurato un funzionamento pacifico, democratico e perfetto delle operazioni di voto.
Quando l’11 settembre 2009 questa avventura è cominciata quasi per caso, nata spontaneamente da un gruppo di cittadini di Arenys de Munt – che di anime ne ha ottomila e ne ha portate a votare 2671- scrissi il mio primo articolo sulla politica di questo paese.
Quando l’11 settembre 2009 questa avventura è cominciata quasi per caso, nata spontaneamente da un gruppo di cittadini di Arenys de Munt – che di anime ne ha ottomila e ne ha portate a votare 2671- scrissi il mio primo articolo sulla politica di questo paese.
Avevo capito che era successo qualcosa di diverso ma non sapevo quasi nulla – a parte la bella immagine che tutti ne abbiamo, a condizione che si tratti di un paese lontano – del sentimento di autodeterminazione di un popolo.
In quest’anno e mezzo ho cercato di parlare con tutta la gente possibile, di leggere quello che ho potuto, di scrivere quello che ho saputo. Niente, però, mi ha dato la sensazione di questi giorni vedendo da vicino i volontari che raccolgono voti per un referendum che si sono dovuti inventare dal nulla. E che hanno portato a termine, con precisione e coerenza.
Senza retorica e senza voler fare l’analista politico, da italiano che vive in Catalogna, posso dire che qualcosa è veramente cambiato. Dopo che il 21,37% dei barcellonesi, ma anche di molti altri comuni che ieri 10 aprile, hanno deciso che un referendum si può fare su qualsiasi argomento, per votare SI o NO, le cose non saranno più come prima.
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